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	<title>Bad Prisma</title>
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	<description>Solo un altro blog targato WordPress</description>
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		<title>Bad Prisma a Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 09:33:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Segnaliamo un interessante articolo pubblicato su MilanoWeb che segue la presentazione di BAD PRISMA tenutasi a Milano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnaliamo un <strong><a href="http://www.milanoweb.com/public/articoli/notizie/libri-e-fumetti/4002-altieri-arona-melissa-uno-spettro-per-ogni-epoca.asp">interessante articolo</a> </strong>pubblicato su MilanoWeb che segue la presentazione di <strong>BAD PRISMA</strong> tenutasi a Milano.</p>
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		<title>Tratto da: &#8220;La forcella del Diavolo&#8221; di Andrea G. Colombo</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 06:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Moso – Val Pusteria (Bolzano) – 13/08/2007 – ore 21:44 Era tutta sera che il teschio sopra al camino gli teneva puntate addosso quelle due orbite vuote e sinistre. Quello che restava dell’animale, sembrava volerlo rimproverare di qualcosa. Qualcosa che a Sergio sfuggiva. Non al maledetto cervo, evidentemente. Seduto nell’angolo opposto del salottino dell’albergo, Sergio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Moso – Val Pusteria (Bolzano) – 13/08/2007 – ore 21:44</strong></p>
<p>Era tutta sera che il teschio sopra al camino gli teneva puntate addosso quelle due orbite vuote e sinistre. Quello che restava dell’animale, sembrava volerlo rimproverare di qualcosa. Qualcosa che a Sergio sfuggiva.</p>
<p>Non al maledetto cervo, evidentemente.</p>
<p>Seduto nell’angolo opposto del salottino dell’albergo, Sergio cercava di immaginarsi come potesse essere da viva quella povera bestia, ma l’unica immagine che riusciva a focalizzare era quella dell’imbalsamatore che ripuliva il suo cranio dalla carne e dalla pelle, per poi lucidarne con cura maniacale le ossa. Un lavoro di fino, un lavoretto <em>definitivo</em>, niente da dire, ma Sergio era sicuro che quel salottino sarebbe stato infinitamente più accogliente senza quel muso lugubre appeso lì sopra.</p>
<p>Aveva solo due stelle, l’Hotel Dekken, ma era un posticino di quelli che valeva la pena visitare. Pareti e pavimenti di legno, spessi tappeti di lana, decine di quadretti dalla cornice dorata appesi ovunque – davvero <em>ovunque</em> &#8211; e una grande vetrata che dava direttamente sull’aspro profilo delle Dolomiti con una vista che al tramonto mozzava il fiato in gola. Un bell’albergo, insomma, caldo e accogliente.</p>
<p>Peccato per quell’accidenti di cervo morto là sopra…</p>
<p>“Allora, la situazione meteo?” Giuliano irruppe nella stanza con una pila di volumi e cartine in braccio. Lasciò crollare tutto sul tavolo e si accomodò sulla sedia libera di fronte a Sergio.</p>
<p>“Non mi sembra granché…” Sergio si stiracchiò pigramente e indicò il monitor del vecchio <em>HP </em>messo a disposizione dall’albergo, un portatile degno di rottamazione con una connessione traballante e mezza tastiera sostanzialmente illeggibile. “Danno il 60% di probabilità di pioggia nel tardo pomeriggio.”</p>
<p>“Ma non è possibile!” sbottò Monica appena entrata nel salottino insieme a Rebecca. “E’ una settimana che non fa che piovere.” Fissando Monica, Sergio non riuscì a non provare una rovente punta di invidia per Giuliano. La nuova ragazza dell’amico era uno schiaffo alla miseria. Tanto bella da far lacrimare gli occhi. Capelli biondo cenere, occhi azzurri, un seno ampio e sodo sotto il maglioncino dalla scollatura azzardata. L’abbronzatura caffelatte, rendeva il suo sorriso una deliziosa tortura.</p>
<p>Il teschio del cervo lo fissò ringhiante.</p>
<p>Forse Sergio iniziava a capire che diavolo avesse da fissarlo quel cervo.</p>
<p>Cercò di pensare ad altro.</p>
<p>“Non fa niente Monica,” Giuliano spianò la cartina sul tavolo, “domani si va lo stesso. Se la pioggia è prevista per il tardo pomeriggio, al massimo ci prende sulla via del ritorno. Un po’ d’acqua non ci ucciderà di certo.”</p>
<p>“Sulla via del ritorno <em>dove</em>?” Rebecca fece la stessa domanda che avrebbe voluto fare Sergio se non avesse temuto di apparire pavido agli occhi di Monica. La ragazza si sedette a fianco di Sergio e le appoggiò una mano sulla coscia.</p>
<p>Sergio spostò il <em>notebook</em> in un angolino e iniziò a giocherellare col mouse mentre Giuliano illustrava il piano d’attacco alla montagna. C’erano diversi indirizzi internet memorizzati nella cronologia e molti di essi puntavano sui video di <em>YouTube</em>.</p>
<p>“Secondo la guida, tra andata e ritorno l’escursione dovrebbe durare intorno alle sei, sette ore di cui circa una e mezza di discesa.” Giuliano cercò di rassicurare le due ragazze, “Anche prendendocela comoda, partendo non più tardi delle otto di domani mattina, dovremmo raggiungere il rifugio alla fine del sentiero Bonacossa intorno alla una. Un’oretta di pausa e poi due di discesa. Saremo di ritorno prima della pioggia.”</p>
<p>Sergio selezionò uno degli indirizzi memorizzati. Vedere qualche video idiota mentre Giuliano discettava della tabella di marcia, lo avrebbe distratto un po’. L’amico era piuttosto invasato riguardo le escursioni in alta montagna e Sergio prevedeva che la faccenda non sarebbe stata né breve né indolore.</p>
<p>“Con la seggiovia raggiungiamo quota 2115 metri al rifugio Còl de Varda,” proseguì Giuliano segnando col dito il percorso sulla carta, “poi prendiamo il sentiero 117 verso Nord sul ghiaione e procediamo sino ai 2400 metri.”</p>
<p>“I ghiaioni fanno oggettivamente schifo,” lasciò cadere nel mezzo della conversazione Sergio, senza staccare gli occhi dal monitor. “Ci toccherà almeno un’ora e mezza di marcia, in salita, circondati da nient’altro che sassi…”</p>
<p>Giuliano non si scompose: “Dopo il ghiaione, arriviamo alla prima forcella tra le due cime, quella di Misurina. Un passaggio mozzafiato su un costone di roccia per passare da una cima all’altra.”</p>
<p>“Eccitante!” Monica sorrise impaziente.</p>
<p>Rebecca si limitò a serrargli di più la coscia.</p>
<p>Sergio ignorò quel gesto e, sbadigliando, fece partire il video che aveva selezionato. Lentamente, molto lentamente, questo iniziò a caricarsi.</p>
<p>“Da qui si scende lungo una rampa bella ripida, attrezzata con funi e scale, e si raggiunge il bivio col sentiero 118. Se il tempo è brutto, ripieghiamo sulla via facile e passiamo per il bosco lungo il 118, altrimenti dal bivio proseguiamo seguendo il 117 e risaliamo belli ripidi sul versante opposto. Uno zig-zag in un imbuto roccioso con un paio di salti attrezzati e alla fine… la Forcella del Diavolo: 2380 metri, a ridosso delle tre Torri.”</p>
<p>Giuliano mostrò una fotografia sulla guida. Tre aguzzi totem rocciosi che andavano crescendo in altezza: Torre Leo, Torre del Gobbo e Torre del Diavolo. Nella pagina a fianco, l’immagine della Forcella del Diavolo. Una cresta di roccia sospesa nel vuoto sul cui dorso catene e funi erano tirate per consentire il passaggio in sicurezza.</p>
<p>“Perché la chiamano Forcella del Diavolo?” chiese Rebecca.</p>
<p>Giuliano esitò. Non conosceva la risposta e la cosa lo gettava nello sconforto più nero.</p>
<p>Monica voltò di scatto la testa.</p>
<p>“Quel soprannome è stato dato durante la prima Grande Guerra,” Reinhardt Dekken, il vecchio padrone dell’albergo era fermo sulla soglia del salottino e intercettava la direzione dello sguardo azzurro cielo di Monica, “ma c’è chi giura che ci siano leggende ancora più vecchie a riguardo.” Parlava un italiano perfetto anche se il suo accento tradiva una maggiore dimestichezza col tedesco. Ogni parola pronunciata dal vecchio albergatore suonava come uno schiocco secco. “Quel sentiero era una via che collegava tre rifugi strategici e su quella forcella passavano le staffette che portavano informazioni sui movimenti delle truppe.”</p>
<p>Sergio non mancò di notare come l’uomo non avesse specificato né la nazionalità delle truppe, né quella delle staffette. Avrebbe voluto chiedergli: <em>da che parte stavi, Herr Dekken? </em>ma si rese conto che nonostante i capelli e i sottili baffi bianchissimi, quell’uomo non era abbastanza vecchio da aver preso parte alla Prima Guerra Mondiale. Forse nemmeno alla seconda, se non come <em>balilla</em>.</p>
<p>“Quello che si racconta è che un cecchino si fosse appostato sulla torre che oggi chiamano Torre del Diavolo e da lì presidiasse la forcella alle sue spalle per impedire il passaggio delle staffette.”</p>
<p>Rebecca e Monica sembravano come ipnotizzate dal racconto dell’uomo. Giuliano invece appariva quasi seccato. Dopotutto quell’uomo lo aveva privato del palcoscenico.</p>
<p>Mentre <em>Herr Dekken</em> parlava, Sergio notò che il video si era finalmente avviato. La prima immagine era un sentiero di montagna, tanto per cambiare argomento. Nubi basse e pioggia battente. Qualche pazzo doveva aveva girato un video durante una ferrata nel bel mezzo di un temporale.</p>
<p>“Non si sa se il cecchino fosse sempre lo stesso o cambiasse. Ma rimase su quella cima per tre giorni e tre notti e non c’era verso di fare passare le staffette al di là della forcella perché quel diavolo, buttava giù chiunque passasse. Un colpo, un cadavere.”</p>
<p>Il video era sgranato e scuro, eppure Sergio riuscì a distinguere l’indicazione di un sentiero. Tre bande colorate una sopra l’altra: rozzo-bianco-rosso e un numero. Fu solo un attimo, ma gli parve di distinguere un <em>17</em>.</p>
<p>O era un <em>117</em>?</p>
<p>“Decisero così di mandare una ragazzina prelevata a forza dal paese. Pensavano che vedendo una giovane, il cecchino non si allarmasse o potesse essere mosso a pietà e non sparasse.”</p>
<p>La pioggia cadeva a dirotto nel riquadro scuro del monitor. Bagnava la roccia e infradiciava gli escursionisti appesi alla catena della via ferrata. Sembravano urlare qualcosa.</p>
<p>“Scortarono la ragazzina sino all’ultimo costone di roccia al riparo dalla vista del cecchino, poi le intimarono di attraversare la forcella, strappandole di dosso la sciarpa che le proteggeva il capo e facendole sciogliere i capelli così che il vento li mostrasse in tutta la loro lunghezza. Un segnale per il cecchino.” <em>Herr Dekken</em> fece una pausa durante la quale fissò Monica. “Avevano scelto la ragazza dai capelli più chiari di tutta la valle, così che si potesse vedere chiaramente la sua chioma d’oro anche a distanza.”</p>
<p>Monica non riuscì a non guardarsi i lunghi capelli biondi che le ricadevano sulla spalla destra. Forse non se ne rese nemmeno conto, ma con un gesto repentino, se li scrollò via come se volesse far sparire qualcosa di compromettente.</p>
<p>La mossa non sfuggì a Sergio.</p>
<p>Guardò Monica, poi <em>Herr</em> Dekken, quindi tornò a incollare gli occhi al monitor.</p>
<p>Qualcuno si agitava sullo sfondo, come se cercasse di richiamare l’attenzione. Indicava il cielo.</p>
<p><em>Urla agli altri compagni di cordata e indica il cielo.</em></p>
<p>“Si racconta che restarono a guardia della forcella per evitare che la ragazza tornasse indietro e rimasero a guardarla attraversare il costone di roccia sferzato dal vento sino a quando…”</p>
<p>Mancavano 30 secondi alla fine del video. La camera si avvicinò a uno degli uomini aggrappati alla catena. <em>Appeso</em> alla catena, per l’esattezza. Lo si vedeva di profilo. Il vento tentava di strapparlo via mentre la pioggia lo flagellava senza sosta. Poi l’uomo iniziò a voltare il capo in favore di camera…</p>
<p>“… si sentì lo sparo. Un unico, singolo tuono.”</p>
<p>Sergio spalancò la bocca un attimo prima che il riquadro del video brillasse di un bianco assoluto e il video si fermasse a meno 27 secondi.</p>
<p>“La colpì alla testa, giusto in mezzo agli occhi. La morte fu talmente repentina che la ragazza restò inchiodata alla catena e rimase appesa lassù, senza vita.”</p>
<p>“Povera ragazza…” Rebecca fece di no col capo, lentamente.</p>
<p>“Ma rimase appesa là sopra?” chiese Giuliano. “Alla catena della ferrata? <em>Morta</em>?”</p>
<p><em>Herr</em> Dekken annuì con un movimento appena accennato.</p>
<p>“Per quanto?” insistè Giuliano.</p>
<p>“C’è chi dice che rimase lassù sino alla fine della guerra e che alla fine non restò altro che il suo scheletro appeso alla catena. Altre storie invece sostengono che grazie alle piogge di quei giorni, il suo corpo scivolò nel crepaccio sottostante e anche il cecchino fu costretto a scendere dalla Torre del Diavolo, liberando la via.”</p>
<p>“Sergio, ma che hai?” fu Monica l’unica a notare l’espressione di puro sgomento del ragazzo.</p>
<p>Sergio non riuscì ad articolare parola.</p>
<p>Era troppo assurdo.</p>
<p>Perché un attimo prima che il video si fermasse a meno 27 secondi e tutto fosse sommerso da un accecante lampo bianco, Sergio aveva visto chiaramente il viso dell’uomo appeso alla catena.</p>
<p>E quel viso era il <em>suo</em>.</p>
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		<title>Le bambole non uccidono &#8211; Barbara Baraldi</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 06:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 1987 sta volgendo al termine. Ofelia è una ragazza dal passato tormentato, che la sera di Natale vede scoperchiato il suo peggiore incubo. Un regalo abbandonato davanti alla soglia di casa. Lo scricchiolio della carta sotto le mani, la accarezza per saggiarne il contenuto. Le sembra di tastare un piccolo volto. Le cavità degli occhi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il 1987 sta volgendo al termine.  Ofelia è una ragazza dal passato tormentato, che la sera di Natale  vede scoperchiato il suo peggiore incubo. Un regalo abbandonato davanti  alla soglia di casa. Lo scricchiolio della carta sotto le mani, la accarezza  per saggiarne il contenuto. Le sembra di tastare un piccolo volto. Le  cavità degli occhi. La bocca, le labbra socchiuse. Una bambola antica.  La bambola che accompagnava la sua infanzia. La bambola legata in modo  inequivocabile e terribile alla morte dei suoi genitori. <em>Melissa</em>.  Il pozzo degli incubi si spalanca di nuovo, i fantasmi del passato riaffiorano  come braccia pronte a ghermirla. La piccola donna senz’anima la fissa  impassibile. Ofelia non potrà più dormire  sonni tranquilli e  dovrà rivivere l’orrore del passato per decifrare il significato  di un misterioso rubino. Re delle gemme, passione e sangue. Ambientato  nell’ambiente gothic modenese, tra vampire strette in corsetti mozzafiato  e dandy annoiati con camicette a sbuffo, il racconto rievoca le atmosfere  di un’epoca malinconica e crudele, narrata sul ritmo di Siouxie and  the Banshees e i Bauhaus.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div style="margin: 1ex;">
<div>
<h2><strong>Tratto da: Le bambole non uccidono  di Barbara Baraldi</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Lei si siede di nuovo di fronte  a lui, non si preoccupa di coprirsi, il pacco stretto tra le ginocchia.  Il ragazzo allunga le braccia. “Non è per te”, dice la giovane.  “Tu hai già tutto, non c’è nulla che possa sorprenderti. E’  per me. Mi è arrivato ieri a mezzogiorno. Hanno suonato e l’ho trovato  davanti alla porta di casa”.</p>
<p style="text-align: justify;">“E perché non l’hai aperto  subito?”</p>
<p style="text-align: justify;">“Ho preferito aspettare”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Ma tu non odiavi il Natale?  E ora salta fuori che sei serva della tradizione”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Io non sono serva di nessuno.  E’ che mi dava strane vibrazioni. E poi ho pensato sarebbe stato carino  aprire i pacchi oggi, insieme”.</p>
<p style="text-align: justify;">Gabriele si solleva con un  colpo di reni e cerca le labbra carnose della ragazza dagli occhi grigi  ma lei si volta veloce evitando il contatto. “Non adesso”, dice  frettolosa. Le dita sottili alzano i pezzetti di scotch, respira profondamente  quasi il suo fosse un cerimoniale.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la carta cade a terra  si trova tra le mani un fagotto di tessuto scuro, tasta con cura per  cercare di indovinare il contenuto senza trovare il coraggio di scoprire  l’arcano. Le sembra di assaggiare con le dita le forme di un piccolo  volto. Le cavità degli occhi. Scende a tastoni, la bocca, ecco le labbra  socchiuse. Non può più attendere.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>She’s lost control</em>,  echeggia nella stanza. Strappa il pezzo di stoffa leggero che ora le  pare un sudario.</p>
<p style="text-align: justify;">Una bambola antica. Un ricordo  la colpisce come un pugno in faccia.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella bambola dai capelli  biondi.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>She&#8217;s lost control</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua vecchia bambola crudele.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimane immobile. Gli occhi  traballanti come la testolina di una candela accesa esposta a un vento  troppo diretto e aggressivo per non spegnersi. Si spengono gli occhi  malinconici e una grossa lacrima le riga il volto.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Melissa, </em> sussurra, mentre un brivido la attraversa<em>.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Canta la canzone triste dalle  casse dello stereo:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>And she gave away the secrets  of her past,<br />
And said I&#8217;ve lost control again,<br />
And a voice that told her when and where to act,<br />
She said I&#8217;ve lost control again.</em></p>
<p style="text-align: justify;">I segreti del suo passato volano  come se i pipistrelli di plastica fossero ora di carne e ossa e artigli.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Melissa sei tornata</em>,  sussurra tra le lacrime.</p>
</div>
</div>
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		<title>Dalla nebbia &#8211; Mauro Smocovich</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Aug 2009 06:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forse è stata Melissa a cercarmi, ancora non l&#8217;ho capito. I primi suoi segnali mi sono arrivati quando ho avuto tra le mani una pubblicazione di Danilo Arona intitolata &#8220;Melissa Parker e l&#8217;incendio perfetto&#8221;, a quel punto è scattata in me una curiosità irrefrenabile che mi ha spinto a passare ore su internet a cercare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: Trebuchet MS;">Forse è stata Melissa a cercarmi, ancora non l&#8217;ho  capito. I primi suoi segnali mi sono arrivati quando ho avuto tra le mani una  pubblicazione di Danilo Arona intitolata &#8220;Melissa Parker e l&#8217;incendio perfetto&#8221;,  a quel punto è scattata in me una curiosità irrefrenabile che mi ha spinto a  passare ore su internet a cercare informazioni su di lei e a leggere decine di  articoli di Danilo pubblicati sul sito Carmilla On Line. E più leggevo e  più mi sembrava che fossero sempre gli altri a parlare di lei, mentre forse lei  voleva dire qualcosa personalmente. A un certo punto ho come sentito</span><span style="font-family: Trebuchet MS;"> la necessità di lasciarle la parola. Anzi, era come se lei  volesse dire qualcosa attraverso di me. All&#8217;inizio mi sembrava una ragazza  indifesa e persa su un&#8217;autostrada di notte che voleva comunicare la sua angoscia  a tutti, un&#8217;anima sperduta che voleva solo essere lasciata in pace da tutte  quelle persone che parlavano di lei. Ma poi, piano piano, come ha cominciato a  &#8220;parlarmi&#8221;, mi sono reso conto che era &#8220;qualcosa&#8221; di ben più tremendo al quale  non potevo più sfuggire. Era lei stessa che si spandeva nel  mondo all&#8217;infinito, non gli altri a diffonderne la presenza. A quel  punto era tardi, non mi restava che lasciarle dire quello che aveva da dire per  liberarmi di lei. Quando poi ho riletto quello che avevo scritto mi sono  reso conto che effettivamente Melissa stava parlando attraverso la mia  scrittura. Che dire ancora? Io ho semplicemente trascritto le cose che mi  ha comunicato nella speranza che mi lasciasse in pace ma non sono sicuro di  essermi liberato della sua presenza&#8230; </span></div>
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		<title>Un altro fantasma sulla strada&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 06:00:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Visibile verso la fine del video&#8230; Fate attenzione è appena un&#8217;ombra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/7Pp5anM37BY&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0xe1600f&amp;color2=0xfebd01" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/7Pp5anM37BY&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0xe1600f&amp;color2=0xfebd01" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><strong>Visibile verso la fine del video&#8230;</strong> <strong>Fate attenzione è appena un&#8217;ombra.</strong></p>
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		<title>Fantasma della strada, video</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 06:07:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Melissa]]></category>

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		<description><![CDATA[Che sia vero o sia un falso, non importa. Quello che conta è che questo video ha fatto molto discutere persino durante i telegiornali. L&#8217;argomento è sempre quello: il fantasma della strada. Qui siamo in Portogallo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/hk-SIkNReck&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0xe1600f&amp;color2=0xfebd01" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/hk-SIkNReck&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0xe1600f&amp;color2=0xfebd01" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">Che sia vero o sia un falso, non importa. Quello che conta è che questo video ha fatto molto discutere persino durante i telegiornali. L&#8217;argomento è sempre quello: il fantasma della strada. Qui siamo in Portogallo.</p>
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		<title>Indagini su Melissa</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Aug 2009 06:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo riusciti a scoprire l&#8217;identità di due automobilisti coinvolti nella misteriosa vicenda della morte di Melissa, avvenuta il 29 dicembre 1999 sulla Bologna Padova. Alle 5, 20 del mattino&#8230; Il primo si chiama Vanni De Maria, giovane, sui trent’anni. A suo dire, per quel che ricorda, sta viaggiando sulla A13 in direzione Venezia, tra le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo riusciti a scoprire l&#8217;identità di due automobilisti coinvolti nella misteriosa vicenda della <a href="http://badprisma.horror.it/chi-e-melissa/"><strong>morte di Melissa</strong></a>, avvenuta il 29 dicembre 1999 sulla Bologna Padova. Alle 5, 20 del mattino&#8230;</p>
<p>Il primo si chiama <strong>Vanni De Maria</strong>, giovane, sui trent’anni. A suo dire, per quel che ricorda, sta viaggiando sulla A13 in direzione Venezia, tra le cinque e venti e le cinque e trenta, quandi vede sul bilico della corsia d’emergenza una Renault grigia con le ruote per aria e un conducente giovane che sta uscendo a fatica dall’abitacolo un po’ malconcio, ma tutto sommato illeso. De Maria si ferma in corsia d’emergenza, esce e corre verso l’automobilista che appare sotto shock per l’incidente appena subito. Balbettando quelle che a prima vista sembrano frasi incoerenti, l’uomo dice di avere travolto una ragazza bionda che camminava incoscientemente in mezzo all’autostrada al buio e di avere, di conseguenza, perso il controllo della sua Renault in seguito al violento impatto con la poveraccia. De Maria, allora, dietro le indicazioni dell’uomo piuttosto sconvolto, torna indietro di qualche metro e, nel prato antistante l’autostrada, scopre con orrore il corpo martoriato e senza vita di una <span style="text-decoration: underline;">giovane donna bionda con un giubbotto rosso e dei jeans azzurri</span>.</p>
<p>Il secondo automobilista si chiama <strong>Thomas Ferrarese</strong>,  Alle ore 5,20, sull’autostrada A 4, a parecchi chilometri di distanza dalla Bologna-Padova, Ferrarese, al volante di una BMW che sta sfrecciando sull’autostrada deserta a quasi 200 km/h, vede immobile al centro della corsia autostradale una donna dai capelli biondi e con un giubbotto rosso. In una frazione di secondo l’uomo riesce a evitare l’impatto con il bersaglio. Ripresosi dallo spavento, rallenta l’andatura, cercando la figura femminile nello specchiettro retrovisore, ma non vede nulla. Allora ferma la macchina in corsia d’emergenza e torna indietro a piedi. Nel frattempo gli sfrecciano davanti altre macchine e camion, ma non capita nulla. “Se ci fosse qualcuno in mezzo alla strada”, pensa, “succederebbe un gran bel disastro.” Allora si convince di avere avuto un’allucinazione causa l’ora e la stanchezza. E se ne torna alla sua auto.</p>
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		<title>Melissa</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Aug 2009 06:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un estratto molto significativo dal sito Quatro Ciàcoe – Spìriti e fantasmi – Mensile de cultura e tradission vènete. … fata ’sassinare te la so càmara da leto… “Dài, Sandra, manésate a ciuciare sto gelato che se la catemo a le svelte prima che ne riva tra copa e colo un scravasson de quei bruti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://badprisma.horror.it/wp-content/uploads/2009/07/melissa131.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-164" title="melissa13" src="http://badprisma.horror.it/wp-content/uploads/2009/07/melissa131.jpg" alt="melissa13" width="413" height="494" /></a></p>
<p>Un estratto molto significativo dal sito Quatro Ciàcoe – Spìriti e fantasmi –  Mensile de cultura e tradission vènete.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-162"></span>… fata ’sassinare te la so càmara da leto…<br />
“Dài, Sandra, manésate a ciuciare sto gelato che se la catemo a le svelte prima che ne riva tra copa e colo un scravasson de quei bruti. Varda che scuro furioso che xe drio vegnere vanti.<br />
Duminti vien basso le crocalete e anca Saraval co le so mussete, quelo che xe bon negare i stròpoli assieme ai spiriti de Papadòpoli.”<br />
Gero da Roco in Pra de la Vale quela sera, drio rinfrescarme la gola anche mi, quando go sentìo de sbrisson pronunsiare sta frase da na sioreta distinta con la so permanente grisa ben in órdine che scanpava a ganbe levà tegnendo par man na creaturina de pochi ani sora la sinquina. “Cossa disèla, siora?” me sarìa vegnùo da domandarghe a bota salda, ma le do spasemàe coreva cussì svelte che no go ‘vùo modo né maniera de portarme casa gnente de più, parché spessegando co ‘l me cono in man no vedevo l’ora de finire e mocàrmela, cussì spaurìo da quele ràfiche de vento che supiava in alto nùgoli de pólvare insenbrài da fojame e cartasse varie. Scanpare in tenpo da quel inferno de tron e lanpi podeva significare la salvessa de la màchina da na probàbile tonpestada senpre più ‘minente.<br />
Sichè, zio, da asfissiante ficanaso, aprofito par girarte quela domanda che me gera vegnùa drita in mente alora, siben che gero inpensierìo da quel tenporalon che, par fortuna, no ‘l ga fato gnissun disastro. Xe vegnùo zo apena quatro giosse che ga sì e nò insupà la pólvare pa ‘e strade.<br />
Malediti i ossi de salata! Questa po’ in che vaniesa sito ‘ndà sunarla? Par to bona sorte te ghe el vantajo ca no so’ mai agro có se trata de darte d’un pan tri tòchi fetài co do panade in sima, parché te cato senpre cussì tanto intaressà che xe anca un spasso vegnerte drio co ‘i discursi. Questo, caro neòdo, xe un argomento da ciapare co ‘e molesine pi che darghe un dessora co un scorlon de spale. Con quante volte ca ghe ne go rajonà, forse parché da pìcolo so’ sta scotà da qualche episodio spetrale vissùo in direta sul posto, me so’ senpre sentìo par drento un serto smissiamento che metéa in balansa la fede e in bruso la me devossion pa ‘i santi. Me contava to nona, có gero un tosato in vareso, che te l’antico feudo de Ca’ Dolfina, dove so’ nato mi, de note se senteva spesso de i laminti misteriosi che vegnéa da i granari con de i rebaltaminti strani che tegnéa tuti co ‘l fià sospeso. Me ricordarò fin ca canpo quela sera d’inverno che i òmani s’à radunà dopo sena in tinelo al scuro co ‘e candele morte in man e i ferài pronti par farghe la tira a sti fantasmi che a note fonda i sfandéa pi le rece ca no fa i oci. Ben, có se ga fato sentire el primo segnale, par sfida i ga inpissà i so argagni ciapando driti la scala de le biave. Poco prima de rivare sul tolà de i sachi i s’à sentìo tuti te na volta un sbesigolare lesiero tel muso che daséa l’inpression de tante scarpìe fissàe traversovìa come par sbararghe el passo e de colpo s’à smorsà insieme tuti i ciari. Gavemo ciapà na spaga tuti quanti có xe rivà basso i òmani e i lo ga contà a le done e ai fioi che gera drio dire el rosario davanti al fogolaro co ‘l canfin inpissà su la napa. A quel punto to nona ga tacà sberegare preocupà: “Sequeri, sequeri! Xe qua le àneme de i nostri morti che se fa sentire parché le ga bisogno de ben, cade farghe dire de le messe sensa stufarse tacando domatina sùbito.” E cussì xe stà fato. Sa te credi in Dio, dopo poco xe cessà sto purgatorio. I m’à senpre fato crédare da bocia che qua in padovana bàgoli del gènare ghe ne xe capità pareci. I diséa infati che te la regia de i Cararesi, par sècoli se ga sentìo de le stranbarìe tenebrose che tegneva a l’erta tuto el vissinado de la corte par note intiere. Anca la lussuosa residensa de i Novelo-Papafava pare che la sia stà inpestada da arcane lumasse, par ani anorum. Fati curiosi de ‘parission e sparission spirìtiche vegnéa segnalàe a l’època anca da foravìa, come dal Castelo de San Zen, tacà Montagnana, dove inspiegabili tranbusti da notanbuli tegnéa in palpitassion la zente castelana dando la colpa al fantasma de Tomaso da Mantova, sassinà a le porte del maniero. Anca tel castelo de Monsélese, ai pìe de la famosa roca, pare gabia dimorà par un bel tòco do spìriti famosi: quelo de Jacopino da Carara e quelo de Avala, l’amante de Ezelino da Romano. Invesse al castelo de Monte Siròtolo, rente a Abano Terme, fin qualche ano fa, i n’à fato crédare che faséa tor le brighe l’ánema de Speronela Delesmanini, rapìa par órdene de Federico Barbarossa e libarà da i padovani tel 1165. I dise che de note cade vardarse da le fleme, ancora ‘desso, tel castelo del Catajo, drio la canaleta vissin a Batalia Terme, dove insprìta i sentimenti pi de na volta l’onbra de Lucressia Dondi, mojere de Enea dei Obizi che ‘l la ga fata ’sassinare te la so càmara da leto dopo ‘verla caponà co un pretendente ingalossìo che ‘l tentava de farlo beco e pare che ela ghe stesse in calda. Se di-<br />
score che ogni tanto se vede ancora bójare la pàciara de sangue sul posto che la xe stà scortelada.<br />
Fra i toriuni merlài del castelo de Valbona vien notà de tanto in tanto la presensa spetrale de la fiola de Germano Ghibelli, morta da la disperassion parché so pare el ghe gavéa proibìo de maridare el so spasimante pa ‘l quale la gavéa perso la testa. Pènsate che anca al castelo de San Pelagio, queste xe notissie fresche, i dise che l’ànema de Melissa, quela tosata copà soto na màchina qualche ano fa, in strada Batalia, la faga balare i sorzi in piviale a chi s’inbate de note drio quei saloni te i momenti che la se fa védare.<br />
Altre vile antiche, signorili dimore setecentesche del patrissiato venessian, a Pionbino Dese, Galliera Veneta, Castelfranco e altre che ‘desso no me vien, xe deventàe famose par la presensa de fantasmi pi o manco insolenti. Miga storti sti spìriti, i se ponava senpre in loghi prestigiosi! Schersi a parte, pol èssare che le sia fandonie inventàe o legende sensa fondamento, roba d’altri tenpi, ma mi ca so’ sta scotà da putelo, te sicuro có ghe ne parlo, le me fa strénzar el vermegale e giassare el sangue te le vene. ‘Desso te ghe ne sa calcossa de pi anca ti. Te s’à indrissà i peli te la schina? Nò, nò, so’ tranquilo parché me ritegno sodisfà a la granda.</p>
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		<title>Claudia Salvatori &#8211;</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 06:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mio racconto melissiano è una versione gnostico-pop della fine dei tempi e della lotta finale fra la stirpe della Donna e quella del Serpente. Come si vedrà, è un testo essenzialmente ottimista. E’ il Bene soprattutto, fra le sfaccettature del Bad Prisma, che trovo veramente affascinante. Colgo pertanto l’occasione per continuare a trattare lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il mio racconto melissiano è una versione gnostico-pop della fine dei tempi e della lotta finale fra la stirpe della Donna e quella del Serpente. Come si vedrà, è un testo essenzialmente ottimista. E’ il Bene soprattutto, fra le sfaccettature del Bad Prisma, che trovo veramente affascinante.<br />
Colgo pertanto l’occasione per continuare a trattare lo stesso tema, e scrivere quello che nei social network si definisce <em>un aggiornamento di stato</em>. Di quello normale e del mio, influenzato da quanto le mie antenne captano della globalità. L’umanità, a mio avviso, può soltanto estinguersi o trasformarsi, e nel racconto melissiano si trasforma.</p>
<p style="text-align: justify;">L’umanità deve trasformarsi. Per il momento è immobile, morta come Dio, sospesa nella sua illusione che il denaro e il fallitismo edonistico-televisivo dureranno per sempre. Ma da qualche tempo sento arrivare un grande cambiamento. Non so se sarà nel 2012; me lo augurerei con fervore; temo piuttosto che ci vorrà molto, molto, molto di più. Non se i miei occhi, come quelli del vecchio ebreo che ha visto il liberatore Mosé prima di morire, vedranno questo cambiamento. Non so chi ne pagherà il prezzo. Ma so che accadrà e non posso fare a meno di esultare, dovessi essere io fra quelli che pagheranno. Finirà il denaro, e con il denaro il piacere. Rimarrà solo l’imbecillità, e a quel punto saremo costretti a salvarci con l’intelligenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Poiché a noi scrittori, nel nostro infantile egocentrismo, importa solo dei nostri scritti e della nostra fama, la buona notizia è che forse, se abbiamo lavorato onestamente, non abbiamo lavorato invano. Tutta l’arte morta, snob e artisticoide (compreso un certo noirismo artisticoide) dovrebbe essere spazzata via. Per il momento ce la infliggono ancora perché la collettività non è stata informata che questo ciclo epocale si è concluso.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo, ora che siamo tutti promossi con il 666 politico e siamo tutti geniali, vediamo che questo tempo è giunto alla fine perché non si è mai vista una simile degradazione a tutti i livelli, e in tutti i campi della società e della cultura, della figura dello scrittore. E nessuna civiltà può sopravvivere all’annientamento dei suoi sciamani. Termina, e poi si rinnova.</p>
<p style="text-align: justify;">Si dovrebbe allora assistere all’avvento di un tempo più forte, al ritorno della spiritualità e dei valori morali (so che questo non piacerà ad alcuni, convinti che non potranno più divertirsi, ma vi assicuro che non sarà così), e anche a una rivoluzione artistica. Ci sarà, c’è già bisogno di un’arte naturale, in grado di sostenere la lotta per la vita, diretta alle finalità biologiche del leggere e dello scrivere.<br />
Dunque teniamoci pronti per la tromba angelica e il giudizio finale.<br />
E’ rosea la luce in cui vedo la risoluzione della condizione umana. Il mio  racconto all’interno del Bad Prisma è insieme una proposta letteraria e la seduzione del Bene.</p>
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		<title>Edoardo Rosati &#8211; Sindrome di Melissa</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Aug 2009 06:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Melissa è un brivido che attraversa le strade e l’immaginario. Ma anche il folklore della medicina… Un laureando costruirà la propria tesi su quelle più o meno rare patologie che recano il nome di qualcuno (o qualcosa): dalla sindrome di Wiskott-Aldrich alla nefropatia dei Balcani, dall’esofago di Barrett alla malattia di Epstein-Barr, a caccia delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Melissa è un brivido che attraversa le strade e l’immaginario. Ma anche il folklore della medicina… Un laureando costruirà la propria tesi su quelle più o meno rare patologie che recano il nome di qualcuno (o qualcosa): dalla <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Wiskott-Aldrich" target="_blank">sindrome di Wiskott-Aldrich</a></strong> alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nefropatia_balcanica" target="_blank"><strong>nefropatia dei Balcani</strong></a>, dall’<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Esofago_di_Barrett" target="_blank"><strong>esofago di Barrett</strong></a> alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Virus_di_Epstein-Barr" target="_blank"><strong>malattia di Epstein-Barr</strong></a>, a caccia delle fonti storiche di quell’etichetta, alla ricerca dell’identikit di quei cognomi “astrusi”… E in qualche lontana pagina della letteratura medico-scientifica, il protagonista scova una misconosciuta ma fascinosa dicitura: la “<em>Sindrome di Melissa</em>”. Padre di questa “patologia”, un medico in pensione, che vive tra le colline dell’Oltrepò pavese. In compagnia di un segreto…</p>
<ul>
<li><a href="http://badprisma.horror.it/autori/edoardo-rosati/"><strong>La scheda di Edoardo Rosati</strong></a></li>
</ul>
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