Chi è Melissa?
Qui di seguito vengono riportati i testi recuperati da Danilo Arona, pubblicati su un sito ormai irraggiungibile, dove si raccontano alcuni dettagli sulla misteriosa Melissa.
Foto di Susanna Angelino e Christian De Chiara
QUANDO MELISSA CAMMINAVA NEL BUIO
La storia.
Il 29 Dicembre 1999. Ore 05:20. Una ragazza bionda si trascina al centro di una corsia autostradale e lì rimane immobile, chissà per quanto, in attesa di essere travolta. A quanto pare Melissa è apparsa nello stesso istante a 6 persone differenti, distanti circa 100 km; purtroppo due di loro non hanno potuto evitare l’impatto all’altezza dello svincolo per S. Pelagio, finendo in seguito contro un guardrail. Ne è testimone un giovane cronista bolognese che presta immediato soccorso. La mattina dopo sembrava già tutto dimenticato mentre un giornale locale bolognese titolava nella cronaca cittadina di un incidente avvenuto sull’A13, il quale richiamò l’attenzione di uno dei 6 testimoni di questo accaduto. La persona in questione è Francesco (di cui non pubblichiamo il cognome per tutelare la sua privacy), pensionato bolognese dalla veneranda età di 61 anni.
La mattina precedente si trovava insieme a sua moglie, di ritorno dalle vacanze natalizie trascorse a Milano dai suoi figli. E’ sua abitudine affrontare dei viaggi ad ore improbabili del mattino, per trovare l’autostrada completamente libera e soprattutto per evitare code ed ingorghi. Imbocca l’A1 e trovatosi all’altezza dello svincolo per S.Martino, vede delinearsi una figura di donna all’orizzonte, immobile, vestita con un giubbotto rosso ed un paio di jeans, quasi in attesa di essere travolta. Non avendo del tempo sufficiente per poter prendere una decisione, effettua una pronta sterzata riuscendo a evitare la ragazza. Rileggendo l’articolo gli torna in mente questo episodio e con enorme disappunto nota che la ragazza in questione è stata travolta pochi istanti dopo da un’autovettura non identificata. La cosa che però non lo convince è il luogo dell’incidente: il giornale riporta lo svincolo per S.Pelagio sulla A13, mentre Francesco è convinto di aver incrociato questa donna all’altezza dello svincolo per S.Martino.
Incuriosito, decide di chiamare la redazione e di segnalare l’errore ma dall’altra parte gli confermano la veridicità dell’articolo. A scriverlo è stato un cronista della loro testata che si trovava in viaggio sulla A13 verso le 5 del mattino. Il giornalista (che chiameremo formalmente Marco) aveva prestato soccorso ad un uomo di 40 anni in viaggio con lamoglie, che verso le 5:15 aveva travolto una giovane donna bionda con la sua Renault grigia. In seguito all’impatto, l’autista aveva perso il controllo della vettura andando a cozzare contro un guardrail; chiamate le autorità autostradali, per la donna non c’era ormai più niente da fare: era rimasta senza vita sul ciglio della strada con gli arti inferiori brutalmente spezzati. Nessuno rivendica l’identità della donna, che viene nominata Melissa negli archivi della polizia autostradale.
Francesco, piuttosto confuso, cerca conforto nella moglie, anche lei testimone della vicenda e alla fine decide di chiamare il giornalista in questione. Parlandogli dell’accaduto, ha modo di constatare che la descrizione della giovane donna corrisponde perfettamente alla sua. I due sono perplessi ma con il passare dei giorni si convincono di essere stati vittime di un’atroce coincidenza.
Il tempo fa il suo corso, portando a Marco un’ottima occasione lavorativa. Qualcuno di dovere ha avuto modo di leggere i suoi articoli e nel giro di qualche settimana è già a Milano, reclutato da una nota testata nazionale come redattore della Cronaca di Milano, esattamente una scrivania più a lato della mia. La prima volta che l’ho incontrato è stato in tipografia, giusto il tempo di fare conoscenza e di presentarlo a qualche collega. Una sera a cena se ne esce con questa storia, non lo so perché, forse una cameriera gli ha ricordato quella ragazza. Attacca a parlare di un vecchietto e delle sue allucinazioni senili su una donna immobile al centro dell’autostrada; mi raccontava di come quest’uomo fosse convinto di aver visto la ragazza e della sua reazione quasi paradossale quando venne a sapere di un incidente avvenuto a 100 km di distanza, alla stessa ora e con la stessa ragazza. Immaginate la mia espressione nel constatare che tutto coincideva con una mia esperienza di qualche mese fa.
Mi trovavo all’altezza dello svincolo per S. Giuseppe, appena fuori da Brescia; saranno state le 5 di mattina e mi dovevo recare a Venezia per un articolo sui preparativi di fine millennio nel capoluogo lagunare. Ero in viaggio già da un po’ ma tutto sommato non avvertivo nessun segno di pesantezza o affaticamento, la A4 era piuttosto scorrevole e già si iniziava ad intravedere qualche raggio solare in lontananza. I fari della mia Fiat illuminavano i segnali di svolta sui divisori di carreggiata e l’enorme distesa pianeggiante padana costeggiava la corsia d’emergenza. In fondo a lunghi rettilinei restavano le altre macchine che progressivamente assumevano a volte le sembianze di una Ford, a volte i tratti di una monovolume. Le frequenze radiofoniche erano intermittenti e mi abbassai sul pannello dell’autoradio per cercare qualche stazione più stabile. Quando rialzai lo sguardo sulla strada era lì, a 20 metri da me.
Istintivamente mi gettai sulla corsia di sorpasso e riuscii a evitarla, ma quando guardai nello specchietto retrovisore quasi non volevo crederci: vuoto. Solo un lungo rettilineo. Sebbene l’abbia intravista per una frazione di secondo, è perfettamente nitido il ricordo del suo volto: una ragazza sui venticinque anni, con lunghi capelli biondi e carnagione piuttosto chiara. Era vestita con un giubbotto rosso e con un paio di jeans. A distanza di tempo, ancora mi ricordo la sua espressione: affaticata, stanca ma serena. Nei suoi occhi non c’era un’espressione che potesse richiamare il suo gesto.
Lo sguardo di Marco diventa improvvisamente sarcastico, quasi non vuole credere a questa storia che va assumendo delle caratteristiche da film! Qualche giorno dopo riesco a rintracciare Francesco e insieme al suo aiuto nasce queso sito. Andando a cercare negli archivi del vecchio giornale di Marco, riesco a trovare la pagina originale del 30 Dicembre, dove viene menzionato l’incidente allo svincolo di S.Pelagio. Dopo estenuanti ricerche riesco a rintracciare il guidatore della Renault grigia coinvolto nell’accaduto e dopo una conversazione telefonica conFrancesco, durata più o meno mezz’ora, mi convinco definitivamente:
Melissa diventa un caso paranormale.
Lo ammetto: è un miracolo essere riuscito a far parlare 2 dei cinque testimoni. Dopo settimane di ricerche sono riuscito a trovare il proprietario della Renault grigia; in principio sembrava piuttosto restio a parlarmi dell’accaduto, logicamente era un po’ sulla difensiva viste le conseguenze mortali dell’incidente stradale sulla A13. Quando poi, per tranquillizzarlo, gli ho esposto le mie teorie paranormali e il mio progetto di realizzare un sito internet sulla vicenda, mi ha praticamente sbranato verbalmente, accusandomi di sciacallaggio e speculazione. Inutile ipotizzare anche solo lontanamente una sua dichiarazione.
Ciò che segue è la versione dattiloscritta di Francesco, in viaggio sulla A1, a contatto con Melissa:
Era la mattina del 29 Dicembre 1999.Io e mia moglie ci eravamo recati a Milano per festeggiare il Natale con i nostri figli. Avevamo deciso di comune accordo per una sosta singola una volta passato il casello per Parma. Non era la prima volta che affrontavamo un viaggio del genere: il nostro primogenito si era trasferito a Milano all’incirca dieci anni fa per aprire una sua attività nel campo dell’abbigliamento e distanza di due anni lo aveva raggiunto la sorella minore. Era sempre un piacere andarli a trovare, gli sforzi di una vita erano fortunatamente stati ripagati da un’azienda che navigava in acque relativamente tranquille.
Sulle nostre spalle pesava una vita di sacrificio, condotta con rigore ed impegno: aprendo una piccola edicola a Bentivoglio (una frazione nell’interland bolognese) abbiamo potuto toccare con mano il valore del lavoro e del sacrificio quotidiano.
Durante i nostri tragitti non eravamo, fortunatamente, mai stati coinvolti in episodi spiacevoli. In quasi cinquant’anni di guida, ringraziando il cielo, sono stato vittima di due soli incidenti stradali per colpa dei soliti balordi irresponsabili. Una volta entrati in autostrada, affrontavamo ogni viaggio con la consapevolezza di poter venir coinvolti in altri episodi del genere e forse proprio questa presa di coscienza ci ha resi più prudenti e accorti.
La mattina del 29 Dicembre era piuttosto anonima: francamente non ricordo di particolari situazioni metereologiche. Io e mia moglie Teresa ci eravamo svegliati più presto del solito, avevamo trascorso il Natale dai nostri figli ed ora stavamo per rientrare a Bologna. Come al solito avevo fatto controllare il livello dell’olio e la pressione della gomme ad un meccanico autorizzato, ma non è che mi fidassi molto. Vivendo alla periferia di una grande città si stringono amicizie più facilmente ed io ero diventato ormai un cliente abituale dell’officina di Bentivoglio.
Verso le 4:30 di mattina, la nostra macchina si immetteva sulla A1, preparata al meglio per affrontare la traversata della Lombardia. Appena passata Piacenza, decidemmo di fare una sosta all’autogrill di Fiorenzuola, il tempo di bere un caffè macchiato e comprare un panettone per i giorni a venire. Rientrati in autostrada, ci lasciavamo cullare dal buio paesaggo circostante e da qualche faro proveniente dall’altra corsia. Dopo un’altra mezz’ora di viaggio scorrevole e silenzioso eravamo all’altezza dello svincolo per Parma. Passato il casello, la macchina iniziò a dare qualche fastidio con un leggero rollio su una banda laterale ed è stato allora che l’ho vista.
Teresa mandò un urlo che mi distolse dal rumore meccanico degli ingranaggi, ad una distanza di 30 metri rimaneva una donna bionda, immobile. In una frazione di secondo mi resi conto della sua figura: bionda, giovane, con un paio di jeans ed un giubbotto rosso. Con la forza della disperazione girai il manubrio con violenza, riuscendo ad evitare l’impatto mortale. Quasi istintivamente fui portato a guardare nello specchietto retrovisore ed impaurito notai la totale assenza di ogni immagine umana. Fermai la macchina nella corsia di emergenza ed accesi le luci di posizione. Mia moglie era piuttosto agitata. Scesi dalla vettura e coperto dal mio cappotto di lana, camminai per un paio di minuti tentando di ritrovare quella donna. Nel frattempo, mi ricordo benissimo che iniziò a scendere una leggera coltre di nebbia. I ciuffetti d’erba ai lati della strada erano bagnati da qualche goccia di rugiada ma della ragazza in questione non ne vidi neanche l’ombra.
Tornai in macchina e tentai inutilmente di rassicurare Teresa. Alla fine decidemmo di chiamare le autorità autostradli, segnalando la presenza di una giovane suicida all’altezza dello svincolo per S. Martino. Ci dissero che al momento una delle loro macchine si trovava ad una ventina di chilometri di distanza e che nel giro di una decina di minuti sarebbero giunti sul posto per verificare. Dopo un paio di minuti riaccesi la macchina e ripartimmo per Bologna.
A distanza di mesi dall’accaduto, ancora non so spiegarmi a che cosa effettivamente ho assistito. Leggere il giorno dopo di un incidente avvenuto all’ uscita per S. Pelagio, non ha fatto altro che aumentare i miei dubbi. Se quella donna fosse esistita solo nella mia mente, probabilmente non mi troverei qui a scrivere di lei, ma il fatto che anche mia moglie sia stata testimone di questa vicenda, aumenta dentro di me la convinzione di averla vista realmente. Dapprincipio ero sicuro che fosse stata solo una spiacevole coincidenza leggera di questa donna travolta da una Renault sull’ A13, e in conseguenza di ciò, il valore eccezionale di questo episodio stava per svanire col tempo ma il fatto che oltre a noi due ci sia anche un’altra persona che alla stessa ora della stessa mattina sia incappato in questa ragazza, mi getta nella confusione più assoluta.
In tutta la mia vita non ho mai creduto ai fantasmi e neanche ad altri fenomeni paranormali. Continuo a pensare in un angolo remoto della mia mente che sia stato tutto un equivoco ma non posso nemmeno chiudere gli occhi di fronte ai caratteri straordinari che ha assunto questa vicenda.
In questi mesi mi sono posto delle domande sul caso in questione alle quali non sono mai riuscito a dare delle risposte credibili. Forse sono stato vittima di una proiezione mentale di quella ragazza. Forse l’unica spiegazione possibile è che Melissa sia esistita realmente e che al momento dell’impatto sulla A13 io abbia assistito ad una proiezione della sua anima. Se effettivamente dovesse essere andata in questo modo allora forse non sono riuscito ad evitarla. Forse, nella mattina del 29 Dicembre 1999, ho investito una specie di fantasma, una proiezione incorporea che mi ha dato la sensazione di aver evitato l’impatto.
L’unica cosa di cui posso esser certo è che una ragazza ha perso la vita ed io ne sono stato testimone a più di 100 km di distanza.
Melissa è forse solo uno dei tanti casi di proiezione mentale. Se iniziassi a tracciare un elenco delle infinite potenzialità della nostra mente, probabilmente ne verrebbe fuori un elenco di svariate pagine; per evitarvi una lettura lunga ed a tratti inquietante, mi limiterò a descrivere questo fenomeno per linee generali tentando di essere il più esplicito possibile.
Il secolo appena concluso è stato caratterizzato da enormi progressi scientifici e tecnologici. Attualmente viviamo circondati da stupefacenti apparecchiature, in grado si regolare le nostre giornate con precisione ed alta affidabilità. Sarebbe tuttavia un errore ritenere il genere umano in continuo fermento mentale: statistiche alla mano, un maschio di 45 anni utilizza all’incirca il 40% del suo cervello, cosa che considerando il supporto tecnologico che ci circonda, viene giustificata pienamente. Per fare un esempio banale, ormai per fare anche soltanto una semplice operazione aritmetica ricorriamo all’utilizzo di calcolatrici tascabili e affini. Un bambino di 10 anni, nel pieno sviluppo mentale e creativo, viene forzato nel rispettare regole e formule di conteggio con lo scopo di aumentare le sue capacità intellettuali; una volta giunto in età adulta, attraversa stadi di regressione per arrivare progressivamente alla vecchiaia ed infine alla morte.
In diversi libri di parapsicologia, notiamo sin dalla prime righe che la comparsa di fenomeni “un po’ particolari” si verifica soprattutto in età infantile, quando l’individuo non essendo ancora stato corrotto dal mondo circostante, è conseguentemente più ricettivo verso nuovi processi e nuove forme di comunicazione. La mente di un bambino, essendo molto più elastica di quella adulta, diventa in questo modo una palestra per acquisire nuove tecniche di espressione (basti pensare alla lettura ed alla scrittura). Quante volte i bambini piccoli, nel buio della loro stanza, gridano di aver visto l’uomo nero…
L’immaginazione che caratterizza l’età infantile è solo uno degli innumerevoli poteri della mente. Alcuni sono più conosciuti (l’ipnosi, la concentrazione, l’autocontrollo), altri un po’ meno. Tutti questi fenomeni appartengono a quella parte dell’emisfero cerebrale che molti di noi utilizziamo inconsciamente. Effettivamente, se volessimo dare una descrizione dettagliata della “concentrazione” (intesa come fenomeno), forse non riusciremmo a spiegare il rapporto causa-effetto che determina questo evento. Semplicemente, la nostra mente desidera intensamente che accada una particolare situazione e alla fine riesce a tradurre in effetto le sue intenzioni.
Negli anni ‘70, un noto santone di origine indiana diede dimostrazione pubblica di quello che chiamiamo proiezione mentale. Dopo aver trascorso una settimana a Torino in compagnia di volontari, ricevette una cartolina da Parigi, da lui stesso firmata, che recava il timbro postale della settimana corrente. Questo fenomeno, apparentemente inspiegabile, veniva descritto come un caso di sdoppiamento o proiezione mentale. Nella storia di Melissa, si potrebbe riscontrare una certa affinità con questo fenomeno ma mentre nel primo caso si trattava di un evento desiderato e quindi volontario, in questo caso ci troviamo di fronte ad un incidente stradale, una morte violenta manifestata con la menomazione di entrambi gli arti inferiori. A volte, in seguito a traumi si può verificare un’alterazione della percezione e delle nostre capacità extrasensoriali; forse in questo caso, l’impatto con la macchina può aver provocato nella mente della ragazza una proiezione della propria immagine a 100km di distanza.
Secondo diverse teorie orientali, il nostro corpo è soltanto una mera dimora per la nostra anima. A conclusione di un ciclo terreno, la nostra parte celeste ci abbandona definitivamente per raggiungere un luogo di ricongiungimento con l’Assoluto. Seguendo questa teoria, sarebbe possibile uscire temporaneamente dal nostro corpo e, rimanendo legati tramite un sottile cordone ombelicale, sarebbe possibile compiere delle brevi escursioni.
In sostanza, se riuscissimo a far luce sulla parte ancora oscurata del nostro cervello, forse la storia di Melissa ci apparirebbe più chiara.
Al momento siamo troppo legati ai vizi terreni e alle comodità del nostro secolo. In fondo, in un mondo dove anche le briciole vengono progettate al computer, non sembra neanche necessario sviluppare queste capacità. Tuttavia, resta una mia convinzione, credere che Melissa sia uno dei tanti segnali per ricondurci alle nostre origini, quando la mente era il nostro punto di maggiore affidamento e di sopravvivenza.
Questo sito è il frutto di un’accurata ricerca di documenti e testimonianze che possano ricondurci alla mattinata del 29 Dicembre 1999.
E’ importante sottolineare le motivazioni che spingono questo sito agli occhi del visitatore.
Com’è possibile che nell’arco di pochi minuti 5 persone si siano trovate di fronte la stessa persona in luoghi così distanti?
Com’è possibile che questi testimoni abbiano fornito una descrizione così vaga eppure così simile?
Com’è possibile che 5 persone siano state vittima della medesima apparizione?
Melissa è stata dimenticata. Un conducente assonnato ha messo fine alla sua giovane vita. Ma nella mente dei testimoni continua a vivere l’immagine di una giovane ragazza bionda impietrita al centro di una corsia autostradale. Il tempo di rendersene conto ed era già diventata un ricordo.
Ma chi è Melissa?
Che cos’è?
La storia di Melissa non viene supportata da molto materiale visivo, proprio per la difficoltà di ricreare quella mattinata in termini fotografici. Questo punto di vista può suscitare particolari stati d’animo, uno fra questi è sicuramente lo scetticismo di chi per la prima volta si avvicina a questo genere di fenomeni. In questa sezione tenterò di approfondire il vostro approccio con questo caso tramite lettere e richieste di chiarimenti.
Ciao, mi chiamo Daniele.
Sarò sincero, ho letto e riletto i contenuti del tuo sito e mi trovo in perfetto disaccordo con le tue teorie e supposizioni. Non vorrei scadere in una semplice contestazione, mi limiterò soltanto a dirti che “Melissa” la conoscevo personalmente. Era una mia amica sin dall’infanzia e la mattina del 29 Dicembre l’abbiamo trovata nel pratone antistante alla parrocchia di S. Pelagio, priva di vita. Non mi sento di rivelare la sua identità, proprio perché non voglio alzare un polverone sulla sua morte prematura. Penso che i morti meritino rispetto; mi fa inorridire il solo pensiero che tu ti sia inventato una storia su un incidente in autostrada.
Ti assicuro che il cadavere è stato identificato dalla sua famiglia.
Paradossalmente, in un mare di fantasie, l’unica cosa che mi atterrisce è la perfetta descrizione di “Melissa”. A questo punto non faccio altro che chiedermi dove tu l’abbia incontrata e non venirmi a raccontare che sei un sensitivo perché per me sono tutte cazzate.
Spero che questo sito venga tolto al più presto dalla circolazione, se non altro il ricordo di questa persona non verrebbe intaccato da una storia alla X-Files.
Aspetto chiarimenti, Daniele
Innanzitutto ringrazio Daniele per avermi scritto e passo subito all’esposizione del mio punto di vista. Non credo che questo sito sia nato per diffamare la memoria di una ragazza. Tutto ciò che compare in queste pagine è il frutto di una lunga ricerca, condotta fra Milano e Bologna. Mi scrivi di aver conosciuto questa ragazza e io, francamente, rimango piuttosto sorpreso! Recandomi sul posto, ho chiesto a diverse persone chiarimenti su quest’incidente e sulla ragazza in questione.
Forse per paura di parlare di fronte a un computer portatile, nessuno è stato in grado di dirmi nulla. Sembra che questa ragazza sia nata, esistita e deceduta nei nostri sogni. Mi dici che il suo corpo è stato rinvenuto sul pratone antistante alla parrochia e a questo punto non posso fare a meno di pensare alle dichiarazioni del mio collega, che una volta giunto al casello di S.Pelagio all’ora dell’incidente, ha trovato questa povera ragazza con gli arti strappati dall’impatto con l’automobile.
Qualora voleste ulteriori informazioni su questa vicenda oppure siete alla ricerca di uno scambio cordiale di opinioni, potete scrivermi una e-mail cliccando sull’ immagine sottostante
In questo sito non sono stati fatti nomi e cognomi per tutelare la privacy degli individui.
“Melissa” si riferisce ad un episodio realmente accaduto la cui documentazione resta negli archivi delle autorità competenti. Il 16 ottobre abbiamo potuto constatare la segnalazione fra i “siti della settimana” di yahoo.it. Non trascendiamo dal nostro obiettivo principale: divulgare questa triste vicenda è un dovere che ci siamo posti, per non dimenticare che a volte la conoscenza sembra essere l’unica via di sopravvivenza in questo mondo così superficialmente “reale”.
A seguire, i siti gemellati con “Melissa”,
http://www.concilioditrento.it
http://digilander.iol.it/Fantasmi
http://utenti.tripod.it/melissa1999
A questo punto, sono sempre più convinto sull’irrazionalità di quest’evento. Ti posso assicurare che il mio collega non ha mai sofferto di allucinazioni, tantomeno Francesco, l’altro testimone. Ad aumentare le mie convinzioni si aggiunge l’identica descrizione della ragazza da ambo le parti. Senza sembrare troppo invadente, ti invito a riscrivermi sperando questa volta di trovare una foto che possa dare un volto a “Melissa”.
Se non dovessi essere convinto della veridicità di questo caso, a maggior ragione ti invito a scrivermi. Farò il possibile per metterti in contatto con le autorità che si occuparono di questo caso (capisci bene che non sono autorizzato a scrivere i loro nomi su queste pagine).



